Edoardo Nesi


Edoardo Nesi
Storia della mia gente
Bompiani


Presentato da
Antonio Pennacchi
Sandro Veronesi

Storia della mia gente racconta dell’illusione perduta del benessere diffuso in Italia. Di come sia potuto accadere che i successi della nostra vitalissima piccola industria di provincia, pur capitanata da personaggi incolti e ruspanti sempre sbeffeggiati dal miglior cinema e dalla miglior letteratura, appaiano oggi poco più di un ricordo lontano. Oggi che, sullo sfondo di una decadenza economica forse ormai inevitabile, ai posti di comando si agitano mezze figure d’economisti ispirate solo dall’arroganza intellettuale e politici tremebondi di ogni schieramento, poco più che aspiranti stregoni alle prese con l’immane tornado della globalizzazione. Edoardo Nesi torna con un libro avvincente e appassionato, a metà tra il romanzo e il saggio, l’autobiografia e il trattato economico, e ci racconta, dal centro dell’uragano globale, la sua Prato invasa dai cinesi, cosa si prova a diventare parte della prima generazione di italiani che, da secoli, si ritroveranno a essere più poveri dei propri genitori.

Edoardo Nesi ha pubblicato con Bompiani Fughe da fermo (1995), Ride con gli angeli (1996), Rebecca (1999), Figli delle stelle (2001), L’età dell’oro (2004, Premio Bruno Cavallini, Finalista Premio Strega 2005). Ha scritto e diretto il film Fughe da fermo (Fandango, 2001).

In Storia della mia gente di Edoardo Nesi, la crisi economica e gli effetti della globalizzazione su di un particolare distretto italiano, diventano detonatore, spunto e stura per un racconto di struggente nostalgia della Prato che fu, delle sue fabbriche e dei suoi magnifici tessitori, sia operai orgogliosamente intrisi degli odori dei cascami e d’officina, sia avventurosi imprenditori, strenuamente intenti a vendere le proprie pezze su ogni mercato d’Europa. Non è un lamento, ma un grido lancinante di dolore, rimpianto e rabbia: un’invettiva, che erompendo dalle viscere di Nesi – tessitore in corpore vili da generazioni – si fa però sublime canto, sia epico che lirico, dell’industria e del lavoro umano. Per questi motivi, mi permetto di candidarlo per il Premio Strega 2011. 
Antonio Pennacchi

Allora: Storia della mia gente è uno di quei cazzotti che ogni tanto la letteratura sferra al mondo, aggiungendovi qualcosa di prezioso ma al tempo stesso sottraendovi anche qualcos’altro. Ciò che quest’opera aggiunge è una poetica contemporanea della rovina – una rovina non individuale, e nemmeno di classe o di categoria, ma collettiva e imparziale, tale da giustificare, per l’appunto, l’utilizzo della parola “gente”. Ciò che sottrae, invece – e lo sottrae per sempre – è l’inganno madornale della globalizzazione, al quale nessuna persona di buon senso aveva mai veramente creduto e che è stato imposto d’autorità come un diktat da pochi corrotti o esaltati. Fra duecento anni questo libro verrà ancora letto, ne sono sicuro. 
Sandro Veronesi