Alessandro Bertante


Alessandro Bertante
Nina dei Lupi
Marsilio


Presentato da
Sergio De Santis
Antonio Scurati

Il cielo muta di colore, ogni mattina macchie viola e  rossastre solcano le nubi delle montagne Occidentali, alimentando timori e affanni nei sopravvissuti. Trascorsi tre anni dalla Sciagura che ha distrutto la civiltà, nel piccolo borgo di Piedimulo, una comunità di contadini vive nascosta, protetta dai grandi massi di una frana. Oltre il villaggio, verso l’alta montagna, c’è il ruscello e oltre ancora i lupi. Scampata dalla metropoli in fiamme, Nina ha dodici anni. Persi i genitori durante gli anni della  ferocia, ora vive con i nonni. Ma la ragazzina riconosce i segnali nel cielo e sa che un oscuro nemico sta bussando di nuovo alle porte. Nina sarà costretta a crescere in fretta, a vivere tra i lupi e – dopo la riconquista del villaggio caduto in mano a una falange di mercenari – a essere la protagonista della rinascita di quella comunità autarchica e pacifica In un appassionante percorso nei miti ancestrali della natura, Bertante dà vita  a personaggi leggendari, sperduti nella violenza del mondo e alla disperata ricerca di una nuova fondazione umana.

Alessandro Bertante è nato ad Alessandria nel 1969, da sempre vive a Milano. Nel 2000 ha pubblicato il romanzo Malavida (Leoncavallo Libri), nel 2003 ha curato per la Piemme la raccolta di racconti 10 storie per la pace, nel 2005 è uscito il saggio Re Nudo (nda Press), nel 2007 il saggio Contro il ’68 (Agenzia x), nel 2008 il romanzo Al Diavul (Marsilio), vincitore del Premio Chianti e del Premio città di Bobbio. Insegna alla Naba ed è condirettore artistico del festival letterario Officina Italia.

“Dici che racconto storie. Certo che lo faccio, e lo farò finché questo corpo mi permetterà di stare al mondo con coscienza e dignità”. La frase, pronunciata da Diana, uno straordinario personaggio di Nina dei Lupi, sembra essere il manifesto programmatico di Bertante, narratore per istinto e per scelta, capace di tenere a freno la sapienza stilistica a vantaggio della naturalezza del racconto. Un’adolescente, Nina, diventa donna dopo che il mondo intorno a lei è crollato. Quel che rimane è un paesino-monade dove comunque arriverà il male degli uomini, contro il quale anche lei dovrà lottare. Un microcosmo popolato da lupi che cacciano assassini, madri che si trasformano in streghe per salvare i figli, eroi involontari che si battono contro foschi tagliagole. L’autore riesce a dar vita a una narrazione fantastica e visionaria che è anche una potente metafora di questo nostro tempo, diviso tra oscuri presagi e indispensabili speranze. 
Sergio De Santis

L’aneddotica vuole che, leggendo i primi romantici, Goethe abbia esclamato: “Questi scrivono come se fossero gli ultimi a farlo!”. Mutatis mutandis, è in quest’orizzonte “ultimativo” che si situa e si muove il recente romanzo di Alessandro Bertante. L’apocalittica romanzesca di Nina dei Lupi si fa carico, infatti, di tutto intero il senso di crisi che grava sui nostri giorni e opera una radicale interrogazione letteraria sulle “cose ultime”. Rifuggendo ogni via di fuga fantastica, ogni tentazione di deriva reazionaria e maneggiando con sapienza un vasto patrimonio mitologico e simbolico, pescato dal fondo della tradizione occidentale, Nina dei Lupi racconta di un mondo post-apocalittico, regredito a una condizione primordiale al termine di un lungo e inesorabile percorso di decadimento, un mondo apparentemente sconosciuto ma, in verità, a noi ben noto. Nel farlo, l’autore si sottrae, infatti, a ogni espediente di genere fantascientifico e a qualsiasi ricorso ad agenti esterni. Il mondo raccontato da Bertante è, così, il nostro mondo, spintosi solo un passo più in là nell’abisso che stiamo rasentando. Ne risulta una prova letteraria coraggiosa e potente, un’alternativa netta a tutti quei libri che si limitano a scattare un’istantanea dell’ambiente circostante offrendo la fragile consolazione di un fuorviante rispecchiamento nella mera cronaca del presente. L’unico, prezioso, conforto che Nina dei Lupi offre al lettore è la spietata veridicità di uno sguardo implacabile, ma anche affettuoso, sul momento attuale della condizione umana. Il solo autentico conforto che, da sempre, ci giunga dalla vera letteratura. 
Antonio Scurati