Edoardo Albinati

Edoardo Albinati
in concorso con
La scuola cattolica
Rizzoli


Edoardo Albinati è nato a Roma nel 1956. Da oltre vent’anni lavora come insegnante nel penitenziario di Rebibbia, esperienza narrata nel diario Maggio selvaggio(Mondadori, 2001). Suoi reportage dall’Afghanistan e dal Ciad sono usciti sul “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “The Washington Post”. Ha scritto film per il cinema di Matteo Garrone e Marco Bellocchio. Tra gli ultimi libri pubblicati, ricordiamo Tuttalpiù muoio con Filippo Timi (Fandango, 2006) e Vita e morte di un ingegnere (Mondadori, 2011).


Intervista all’autore

Ricorda qual è stato il primo libro che ha letto?

E come faccio a ricordarmelo? Tra i primi ce n’è sicuramente uno che s’intitolava Pirati, corsari e filibustieri. Ho nella memoria le sue nitide illustrazioni. Immagini splendide aveva anche l’enciclopedia per ragazzi Il mio amico, edita da Garzanti, specie il primo volume, Miti, leggende e fiabe. Quei disegnatori erano dei veri artisti. E le riduzioni, poniamo, dei Nibelunghi o del Mahabharata, o dei miti greci, erano perfette, fedelissime.

Ci sono scrittori con cui sente di essere in debito?

La lista sarebbe lunga. Proprio per questo, peraltro, non ho uno scrittore-mito, uno scrittore-guida. Ho rubato da quasi tutti quelli buoni che ho letto. E parecchio anche dai meno buoni.

Ci racconti in breve una sua giornata tipo di quando scrive.

Potrei disegnare di una giornata ideale, che consiste nello svegliarsi, scendere a mare, nuotare per un’ora, tornare a casa, scrivere interrompendosi solo per bere caffè o vino bianco, mangiare e sdraiarsi sul letto, con la mia bella, ogni tanto. Poi al tramonto tornare in acqua. Purtroppo di giornate così in un anno ce ne saranno cinque o sei.

Cosa le piace del suo lavoro di scrittore e cosa non le piace?

Mi piace l’esitazione, l’oscillazione che si spalanca andando a capo. Le possibilità aperte nella formulazione della frase successiva. Non mi piace quello che ho scritto quando lo rileggo.

Qual è stata la molla che l’ha spinta a scrivere il suo ultimo libro?

Una miscela di calma, risentimento, ardore, malinconia e curiosità. Con in più la sensazione, netta, che mi toccasse farlo.