L’acquaiola

Carla Maria Russo
L’acquaiola
Piemme

Proposto da
Renata Pisu

«In questo libro Carla Maria Russo abbandona il filone del romanzo storico che le ha dato fama e consensi per affrontare una tematica dei nostri tempi con personaggi che non vivono i grandi avvenimenti epocali ma ne sono al massimo appena sfiorati come se i loro destini dovessero compiersi in universi chiusi, così come è sempre stato per gli umili. Qui siamo in tempi vicini ai nostri, una ancora povera Italia che tenta di uscire dall’arretratezza, un nuovo ordine che si annuncia foriero di cambiamenti e porterà a catastrofi delle quali non si indovinano nemmeno i presagi, un paesino dell’Appennino meridionale dove la povertà ha radici millenarie e la poca ricchezza permette al signorotto che la possiede soprusi che sanno di Medioevo. Non c’è acqua corrente nemmeno nella Casa Grande al centro dell’abitato dove abita con la famiglia don Francesco che assolda Maria, appena quindicenne, a recarsi alla fonte tre volte al giorno perché i padroni abbiano da bere, da cucinare, da lavarsi. Maria accetta come se avesse ricevuto una benedizione dal cielo, finalmente ha un lavoro, anche se pagato pochi centesimi, è l’acquaiola della famiglia dei ricchi. È questa donna, un personaggio inciso con tratti sapienti, che la narrazione segue negli anni, da ragazza fino agli ultimi giorni della sua esistenza, silenziosa testimone e giudice delle vicende di tutti gli altri. Dalla sua bocca mai un lamento, mai una recriminazione, altera nella miseria, dura e determinata, consapevole che la sua unica ricchezza sta nel rispetto di sé e nella salvaguardia della propria dignità. Ma il suo destino stranamente si intreccia con quello dell’ultimo figlio di don Francesco, che da ragazza ha visto neonato e ritrova giovane ribelle, ansioso di un futuro del quale intravede le potenzialità. Questo intreccio ha conseguenze dolorose anche se possono rivelarsi alla fine come il preludio di un possibile riscatto. Quando Maria, offesa e defraudata del suo unico tesoro, non riesce a perdonare il male che le è stato fatto, ecco che provoca altre dolorose conseguenze, come se dal male non potesse nascere che il male. E invece la catena che a un’umanità umile e legata alle tradizioni sembra non potersi mai interrompere, per Maria si spezza e la donna giunta quasi alla fine dei suoi giorni realizza il desiderio che ha sempre agognato: dare e ricevere amore. Sembrerebbe incredibile un simile risultato a coronamento di una vita tanto arida e dura dove il perdono, la prima forma dell’amore, è testardamente negato, ma nel romanzo si esplora a fondo il delicato tema dei rapporti familiari e specialmente la difficile relazione tra madre e figlia, tra Maria e la sua figlia non voluta e la figlia di questa figlia. È stato necessario subire un grande male, per far fiorire tanto bene, pensa la vecchia Maria, un personaggio inconsueto e di certo indimenticabile nella galleria delle eroine dei nostri tempi.»