Marco Mantello


Marco Mantello
La rabbia
Transeuropa


Presentato da
Raffaella Morselli
Lorenzo Pavolini

Il Padre, Leandro Van Sandt, è un affermato scrittore di settant’anni, in preda a un esaurimento nervoso dopo la separazione dalla moglie, politica in carriera ascesa al rango di ministra con portafogli in un governo di fine anni ottanta. Il Figlio, Filippo Van Sandt, è un quarantenne insicuro e autodistruttivo e forse non riuscirà mai a diventare Padre. Vive a Berlino come un fuggitivo dopo aver rinunciato ai concorsi universitari che potrebbero fare di lui uno stimato professore di diritto. A unire i due protagonisti in un comune destino di solitudine e dispersione del proprio talento, le premure interessate di una maggiorata e un feroce pitbull di nome Agave. Una tragedia satirica dell’Identità, sulle ceneri di una Provincia grande quanto la Penisola. Un romanzo impietoso e lucidissimo, in cui sono i rapporti di potere, con le loro regole silenziosamente accettate, a sostituire i rapporti affettivi. E a diventare rabbia.

Marco Mantello è nato a Roma nel 1972. Suoi racconti, saggi, interviste, poesie, sono apparsi su «Liberazione», «Nuovi argomenti», «Storie», «Una Città» e su «Nazione indiana». Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di poesie Standards (Zona). È presente nell’antologia di scrittori italiani Italville: New Italian Writing (Exile Editions, 2005).

La rabbia è l’esatto contrario di un romanzo di formazione. È la storia di un eterno figlio che si deforma e si perde non riuscendo a diventare padre a sua volta. E insieme la storia del bisogno frustrato di potere di una generazione. È il tentativo di esaminare, con il determinismo tipico della tragedia greca e una comicità ridotta a “sentimento dell’uguale”, gli imperscrutabili nessi fra vincoli di potere e vincoli affettivi. 
Raffaella Morselli

La rabbia ha la qualità di trasformare l’esasperazione per il presente in romanzo. Un presente riconoscibile e intramontabile i cui tratti grotteschi sono gestiti dall’interno di una “solenne incazzatura”, si direbbe a cinquanta anni da quella bianciardiana, tra integrazione e lavoro culturale, scrittori fantasma di un mondo che trascorre nello spettacolo di sé e disgraziati a contratto che pagano per insegnare. La scrittura di Mantello è animata da una speciale violenza satirica nella rappresentazione. Una narrazione scandita da sorprendenti epifanie, incontri, incidenti sul filo di un destino comune, una Voce, che chiede di specchiarsi nella compagnia bestiale per  registrare la propria perdita d’umanità.
Lorenzo Pavolini