Piena di grazia

Licia Pizzi
Piena di grazia
ad est dell’equatore

Proposto da
Francesco Durante

«Si tratta di un breve, tesissimo racconto ambientato nelle profondità di una remota campagna meridionale, al limitare di boschi infestati da briganti e grotte governate da streghe. Ne è protagonista Grazia, una femmina giovane, tozza e quadrata, quasi ferina, ceduta dalla madre e dai fratelli come serva al macellaio del paese. Lì, contravvenendo alla regola impostale dalla nonna, quella di “fare la brava” quasi per combattere la sua natura ancestrale, Grazia fa veramente “la brava”, ma al contrario: silenziosamente conformandosi sempre più a quella sua natura selvatica. Non solo diventa la creatura più amata dai maiali del macellaio, ma anche una specie di sciamana, un’assurda semidivinità silvana, una “janara” cui attribuire la catena di disgrazie che progressivamente si abbattono sulla famiglia del macellaio, convincendola che sia necessario liberarsi di quella inquietante presenza. Ma sarà tutt’altro che facile. Sostanzialmente il racconto potrebbe definirsi un noir, ma è scritto come si potrebbe scrivere un testo sperimentale, senza spreco di parole e con estremo rigore stilistico. L’autrice – una beneventana che vive a Napoli – avrebbe potuto cavare da questi materiali una specie di saga familiare tradizionale, o magari un polpettone a tinte forti adatto al vasto pubblico degli appassionati del genere; invece ha scelto questa via più ardua, assolutamente letteraria, e secondo me ne è nato un piccolo gioiello.»