VII Edizione del Premio Strega Giovani

Nella foto: Daniele Mencarelli
©Musacchio, Ianniello & Pasqualini

Daniele Mencarelli con il romanzo Tutto chiede salvezza (Mondadori) è il vincitore della settima edizione del Premio Strega Giovani, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Strega Alberti con il contributo della Camera di Commercio di Roma e in collaborazione con BPER Banca. Il vincitore è stato annunciato in apertura della diretta dal Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, collegato da remoto, rispettando la tradizione che negli anni precedenti ha visto svolgersi la cerimonia di proclamazione sempre a Palazzo Montecitorio.

Quello di Daniele Mencarelli, con 64 preferenze su 344 voti espressi, è stato il libro più votato da una giuria di ragazze e ragazzi tra i sedici e i diciotto anni provenienti da cinquantotto scuole secondarie superiori distribuite in undici regioni italiane e tre città all’estero (Berlino, Bruxelles, Parigi). Hanno concorso per il riconoscimento i dodici libri candidati al Premio Strega. Al secondo e al terzo posto si sono classificati i libri di Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi), con 56 voti e di Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango), con 43 voti. La terzina ottiene un voto valido per l’elezione dei finalisti alla LXXIV edizione del Premio Strega.

In questa settima edizione, svoltasi in condizioni del tutto particolari a causa della chiusura degli istituti scolastici, i giovani giurati hanno potuto incontrare gli autori attraverso una piattaforma online, ospiti dell’associazione di scrittrici e scrittori Piccoli Maestri.

Prima dell’annuncio del vincitore il Vice Direttore Generale di BPER Banca Stefano Rossetti ha assegnato il premio Teen! Un premio alla scrittura a Claudia Teti del Liceo Statale Terenzio Mamiani di Roma, autrice della miglior recensione. Claudia ha ritirato la targa al Tempio di Adriano congratulandosi con l’autore che ha votato, Daniele Mencarelli. Riceverà inoltre una borsa di studio offerta dalla Banca.

Recensione vincitrice

Claudia Teti, Liceo Statale T. Mamiani (Roma) – Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori)

Come descrivere l’essere uomo?
Ci sono diversi modi per farlo, tanti quanti sono gli uomini di cui parlare.
Daniele, per esempio, è un ragazzo di vent’anni, giovane, ancora un’intera esistenza davanti a lui. Una settimana di quest’esistenza la passerà nel reparto psichiatrico di un ospedale, a scontare una colpa, a cercare una soluzione per la sua sofferenza, ad aggravarla irrimediabilmente. Perché Daniele è malato, sì, ma quella che porta sulle spalle è la malattia di tutti gli uomini, non una, ma infinite e quindi nessuna. All’inizio la prospettiva del trattamento lo spaventa, vuole tornare dalla sua famiglia, poi l’inaspettato calore dei suoi compagni di stanza la addolcisce e così Daniele si immerge completamente nelle loro vite disgraziate, rischiando infine di annegarvi.
I personaggi del libro sono amari, autentici, segnati dal tempo e dalle decisioni prese e subite; alcuni sono un libro aperto, altri sono inaccessibili e rimangono indecifrati fino alla fine. Non c’è distinzione tra sani e malati: agli occhi di Daniele la mente del dottor Mancino è oscura quanto quella di Madonnina o Alessandro, suoi compagni di stanza. Se nel romanzo c’è una distinzione vera e propria è quella tra la non-vita dell’ospedale e la vita di chi può farne a meno, che avvertiamo soprattutto nella nostalgia di Daniele, nelle chiamate telefoniche sature di tensione che scambia con i suoi familiari e nelle visite sbrigative dalle quali Daniele impone loro di astenersi. Il legame con la madre è sacro, prezioso: lei più di tutti deve tenersi lontana da lui in quella settimana atroce, lei più di tutti incarna il senso di colpa del figlio. La madre è d’altronde la prima e più importante lettrice delle poesie di Daniele, che sono “oneste” e arrivano “all’osso”, in modo che lei le possa capire. Onesta e diretta è anche la narrazione in prima persona di Daniele, che non gira intorno alle cose nemmeno quando spiega al lettore la sua malattia: una parola, salvezza. La scrittura è semplice ma potente, alcune frasi rimangono scolpite, soprattutto grazie al regale dialetto romano che i personaggi sfoggiano nell’intimità delle loro confessioni.
Tornando alla domanda iniziale, Mencarelli non si limita a descrivere un uomo, ma lo descrive nella sua condizione più elementare e universale di uomo fra gli uomini, quindi inevitabilmente negli altri uomini, con gli altri uomini, gravato da quel sentimento di pietà che per un filosofo come Rousseau è naturale e spontaneo in tutti noi. Mencarelli affronta la malattia con una delicatezza disarmante, cogliendo sia le implicazioni emotive di questa condizione sia la componente fisica data dal contatto fra i corpi, dai loro suoni e odori che riempiono l’opprimente reparto psichiatrico.
Tutto chiede salvezza è insieme un inno all’umanità e una richiesta d’aiuto, un sussurro e un grido.

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