«Il libro di Andrea Alba, L’ombra di Kafka, è solo in apparenza un testo leggero e di facile lettura, ma in realtà si compone di diversi strati narrativi che l’autore ha eretto più come ponti che come muri, per riportarci in un passato recente (l’alba del millennium bug) e farci ricordare episodi della vita che ognuno di noi può avere incontrato, e ci fa addentrare in un labirinto borgesiano dove la finzione, l’ombra, è quanto di più simile ci sia alla realtà. La struttura del romanzo è resa ancor più intrigante e interessante dall’apertura e dalla sua chiusura, con un “inizio” e un “uscire di scena” che altro non sono che recensioni del romanzo stesso, in un continuo gioco che contribuisce all’originalità dello stile narrativo. I tre protagonisti, studenti e coinquilini, vedono le loro storie intrecciarsi di continuo, seppure un primo piano è dedicato a Cristina, che si accinge a preparare la tesi di laurea e si trova coinvolta in un falso letterario, grazie a un’edizione apocrifa di Kafka di uno strano libraio, il tutto reso verosimile dalla mancata distruzione delle opere dello scrittore boemo. È un continuo gioco di rimandi, il bel romanzo di Alba, che ci fa apprezzare le singole vite dei tre coinquilini, il loro incastrarsi in relazioni sempre più strette, anche carnali, vite che vale la pena narrare, e che circondate da un numero incredibile di comparse ci permettono di apprezzare le sfumature psicologiche dei vari personaggi; un piccolo romanzo di formazione, se vogliamo, impreziosito dalla potenza filologica della storia che contiene forti rimandi a grandi opere letterarie del Novecento italiano ed europeo. In un mondo come quello attuale in cui la finzione viene costruita grazie all’intelligenza artificiale, è pregevole l’idea di fondo di Andrea Alba, ovvero tornare a una finzione, a un chiaroscuro, basati sull’intelligenza umana, anche se talvolta “criminale”.»