«Il diamante è una pietra che per formarsi ha bisogno di tempo, una pietra che nasconde nella sua luminosità un fermento di oscurità e millenni. E Diamante, la donna che dà il nome a questo romanzo di Aldo Boraschi nasconde invece un passato breve, una vita segnata da dolore e incompiutezza. Eppure il suo cuore vuole scintillare, anche se il suo io cosciente dice di avere imparato a non sperare. Perché tutto ciò che ha intorno sembra intralciare ogni slancio. Un amore lontano e cercato solo tra indizi telematici, il padre Raul, morto nell’attentato di Londra del 2005, la madre Isabel che trova rifugio in una fede stanca quasi doverosa, ma inerte e rassegnata e vive ora con un compagno che gioca d’azzardo dilapidando il patrimonio familiare. La consolazione di Diamante è il fratellino Pietro, la cui sindrome di Down le consegna, però, niente di più di un sorriso gentile, ma fragile, bisognoso però di essere custodito. È questa urgenza di custodire, di salvare il frammento di mondo in cui si vive che differenzia questo romanzo rispetto al filone mainstream delle storie familiari. Le relazioni qui non sono segno di una lotta tra interiorità e convenzione, tra ricerca di indipendenza e irredimibili retaggi ancestrali. La tensione vitale dei personaggi non si esaurisce nei rapporti orizzontali, ma in ogni gesto, in ogni parola esprime il desiderio di un di più, di qualcosa che la sospinga in uno spazio al di fuori del tempo. In una prosa raffinata e ricca di metafore, Boraschi registra le minime oscillazioni dei sentimenti dei suoi personaggi con l’acribia del cronista e la pietà calorosa ma sobria dell’innamorato della terra e della gente che racconta. Perché al di sopra della trama delle vicende dei singoli, c’è l’incanto delle terre di Lunigiana: uno spazio dove il tempo ordinario perde il suo ritmo incurante degli uomini e gli elementi del paesaggio, un fiume, una pentola, una processione costruiscono un’atmosfera di serena malinconia, in cui ciò che si teme di perdere e ci si sforza di preservare insegna la virtù dell’attesa, della speranza di un imprevisto che può accadere e ricompensare proprio chi senza aspettarsi nulla ha chiesto alla propria esistenza di custodire qualcosa che non si deve spezzare, come il diamante che deve solo risplendere.»