27 Maggio 2026

A Brando Mazzella, il Premio Strega Giovani per la migliore recensione

Il vincitore del Premio Strega Giovani per la migliore recensione offerto da BPER Banca

Giuseppe La Boria, direttore regionale Liguria Piemonte di BPER Banca, ha consegnato il Premio Strega Giovani per la migliore recensione a Brando Mazzella, studente dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Cristofaro Mennella” (Ischia). La recensione è stata selezionata tra oltre 300 candidature ricevute. Al vincitore sarà assegnato un buono libri del valore di 500 euro.

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foto credits: Giulia Ferrando

Di seguito, il testo della recensione dedicata al libro candidato I convitati di pietra di Michele Mari (Einaudi):

Le narrazioni più complesse non descrivono soltanto il reale, ma mostrano come gli individui costruiscono significato entro sistemi culturali instabili. L’opera si pone come una meditazione fenomenologica sulla finitudine, analizzando come il contratto sociale possa rovesciarsi in una scommessa agonistica sulla mortalità. La vicenda diventa metafora di una lotta darwiniana mascherata da rito borghese: una classe liceale che cristallizza il proprio legame non nel sentimento, ma in una “riffa della morte”. La narrazione costruisce un sistema in cui l’Altro è ridotto a variabile economica, trasformando il tempo in un countdown verso un’accumulazione di capitale che nessuno potrà realmente abitare. Sul piano simbolico, il testo problematizza la dialettica tra il memento mori e l’interesse composto. La fotografia di classe non è più un simulacro di giovinezza, ma una mappa necroscopica dove i volti sono cancellati con precisione rituale. La tensione tra la “terribile sublimità” del trapasso e la meschina contesa agonistica riflette un’alienazione profonda: i protagonisti si rifugiano in feticci culturali per sfuggire all’orrore della carne che decade. La struttura narrativa riflette un’estetica dell’enumerazione e del catalogo, simile a un registro notarile che alterna la fredda precisione dei necrologi alla densità simbolica delle ossessioni solipsistiche. La prosa costruisce una continua oscillazione tra la realtà concreta delle vie milanesi e la percezione interiore di un tempo che sembra ripiegarsi ciclicamente sull’anno dell’esame di Maturità. Il testo costringe il lettore a una partecipazione interpretativa attiva, quasi enciclopedica, dove ogni riferimento colto funge da ipertesto che amplia il campo semantico della “maledizione” che colpisce la classe. Il significato rimane volutamente instabile: la narrazione suggerisce che la vittoria finale non sia un trionfo, ma la condanna alla solitudine del sopravvissuto, unico custode di un mondo scomparso. Un limite risiede nella ridondanza del catalogo patologico, dove i dettagli clinici rischiano di opacizzare il ritmo drammatico a favore di una tassonomia del decadimento. In conclusione, l’opera si offre come una riflessione intensa sulla crisi dell’identità collettiva e sulla memoria come spazio di contesa spietata. Il significato profondo risiede nella constatazione che l’unico “tempo ritrovato” è quello di un’aula scolastica che continua a proiettare le sue ombre sul futuro. Resta una costruzione culturale memorabile sulla condizione umana, vista come un’ininterrotta ricerca di senso davanti al silenzio dell’ultimo sopravvissuto.

 

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