Antonio Pennacchi


Antonio Pennacchi
Canale Mussolini
Mondadori


Presentato da
Niccolò Ammaniti
Massimo Onofri

Canale Mussolini è l’asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Contadini emiliani, veneti e friulani lasciano le proprie terre e diventano i primi attori del nuovo sogno italico di grandezza. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi, gli eroi di questa saga straordinaria. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti. E una schiera di sorelle, a volte buone, a volte perfide e velenose. E poi c’è lei, l’Armida, la moglie di Pericle, la più bella, la più generosa, la più strana, una strega forse, sempre circondata dalle sue api che le parlano e in volo sibilano ammonimenti e preveggenze che non basteranno a salvarla dalla sorte che l’aspetta. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l’eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.

Antonio Pennacchi è nato a Latina, dove vive, nel 1950. Operaio in fabbrica a turni di notte fino a cinquant’anni, ha pubblicato per Mondadori Il fasciocomunista (2003) e Shaw 1950Storie di fabbrica e dintorni (2006). È autore anche di Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce (Laterza 2008). Collabora a “Limes” e ha moglie, due figli e una nipote.

Ci sono scrittori che sanno raccontare una storia e altri, assai pochi in verità, che sanno raccontare le gesta di un popolo attraverso le vite di alcuni. Antonio Pennacchi fa parte di questi ultimi. Per grandezza, passione e forza Canale Mussolini assomiglia a un enorme albero di fico che spacca la roccia con le radici e cresce e si snoda  tra  pietre e mattoni, buttando giù muri e tetti e ogni ramo, come ogni personaggio, trova la sua strada  verso la luce. Antonio Pennacchi fa per l’Agro Pontino quello che Jack London ha fatto per lo Yukon.
Niccolò Ammaniti

Nel tempo della fine delle ideologie, alle ideologie non resta forse che farsi carne e sangue, sudore e sperma, memoria genetica. È quanto ha fatto, in Canale Mussolini, Antonio Pennacchi. Una saga e un’epopea: quella della famiglia Peruzzi, inseguita per più generazioni, fino all’appuntamento col suo destino spesso tragico. Una storia che aggiorna al nostro passato recente uno dei miti italici delle origini e fondativi: quello che si costruisce, tra galli e latini, etruschi e sabini, su un’idea della convivenza rissosa, della mescolanza di sangue, del fratricidio. Non per caso, gli eroi di Pennacchi si chiamano Pericle e Paride, Temistocle e Iseo, Armida, e così cantando: con toni d’evidente e antica epicità. 
Massimo Onofri