Francesco Piccolo


Francesco Piccolo
Il desiderio di essere come tutti
Einaudi


Presentato da
Paolo Sorrentino
Domenico Starnone

I funerali di Berlinguer e la scoperta del piacere di perdere, il rapimento Moro e il tradimento del padre, il coraggio intellettuale di Parise e il primo amore che muore il giorno di San Valentino, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi e la resa definitiva al gene della superficialità, la vita quotidiana durante i vent’anni di Berlusconi al potere, una frase di Craxi e un racconto di Carver. Se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all’indietro la strada è ben segnalata, una scia di intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli: il filo dei nostri giorni. Francesco Piccolo ha scritto un libro anomalo, che è insieme il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva. Ogni uomo vive almeno una storia d’amore che dura tutta la vita: quella con il proprio tempo e il proprio Paese, il matrimonio (burrascoso) tra la vita privata e la vita pubblica.

Francesco Piccolo (1964) è scrittore e sceneggiatore. Per Einaudi ha pubblicato:  La separazione del maschio  (2008) e  Momenti di trascurabile felicità  (2010). Negli Einaudi Tascabili sono stati riproposti:  Storie di primogeniti e figli unici  (2012) e Allegro occidentale (2013).

Quegli episodi decisivi dei primi anni, apparentemente irrilevanti, che invece s’impigliano nella memoria e nel carattere, finendo per condizionare, in parte, la vita da adulti. Senza cedere alla nostalgia, adoperando l’ironia come un utensile saldo e potente e tenendo ferma nel suo immaginario quella forza delle cose narrata da Parise, Piccolo si congeda dalla giovinezza. Poi, con sapiente e matura leggerezza, per squarci che insistono fino al fondo delle cose, affronta la vita adulta, ma non si limita ad adombrare l’ineluttabilità della nostra sguaiata, scomoda convivenza col senso di colpa, ma ci racconta, con autentiche illuminazioni, quelle meravigliose avvisaglie in grado di liberarci dal senso di colpa. Non solo ci rammenta che non possiamo sfuggire alla tentazione di “non stare nel mondo”, ma ci suggerisce anche una via, con sincerità e senza presunzione, sul come starci, in questo mondo e in questo paese.
Paolo Sorrentino

Il libro si lascia definitivamente alle spalle la generazione arrabbiata di chi è stato ragazzo e comunista all’epoca del memorabile funerale di Togliatti (1964), e passa a raccontarci il comunismo ragionevole di un ragazzo sempre meno austero, al tempo di Berlinguer e del suo altrettanto memorabile funerale (1984). Piccolo lavora al modo cui ci ha abituati, muovendo da piccoli eventi all’apparenza insignificanti e portandoci di passaggio esilarante in passaggio esilarante a scoprirne il significato complesso, serissimo, soprattutto indispensabile al puzzle della nostra storia di paese anomalo, ora dedito a uno storicismo esclusivo e rigorista, ora a uno storicismo inclusivo e autoindulgente. Questa volta però il risultato letterario va oltre le aspettative. Piccolo forza il suo stesso metodo di narratore e ci consegna un racconto innovativo, dove la finzione spesso comica e la capacità spesso spietata di autoanalisi trovano un equilibrio ineccepibile.
Domenico Starnone