Giovanni Greco


Giorgio Manacorda
Malacrianza
Nutrimenti


Presentato da
Paolo Di Stefano
Gabriele Pedullà

Malacrianza è tutto quello che il mondo adulto respinge, condanna o sfrutta del mondo dell’infanzia. Malacrianza racconta vicende “esemplari” in cui si condensano le peggiori sopraffazioni di oggi contro l’infanzia nelle varie parti del mondo: i bambini che vivono nelle fogne, quelli di strada, delle favelas, il commercio di organi, la prostituzione infantile… Vicende accomunate anche dalla particolare struttura formale del romanzo, che gioca sull’incastro di una storia nell’altra e crea un effetto di straniamento, smarrimento, come se tutte le storie, tutti i bambini protagonisti dovessero alla fine diventare un’unica storia dell’Infanzia tradita, un viaggio-incubo dentro una geografia dell’orrore assoluto.

Giovanni Greco è nato a Roma nel 1970. È attore, regista, traduttore (ha pubblicato, tra l’altro, Vuoti di Tony Harrison con Einaudi nel 2008). Ha al suo attivo molti testi e regie teatrali in Italia e all’estero; ha insegnato Storia del Teatro presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma e partecipato come docente al progetto Babele promosso dal Ministero degli Esteri per l’insegnamento dell’italiano attraverso il teatro (Egitto, Cipro, Argentina, Messico, Brasile, Etiopia).

Il male del mondo visto e narrato dalla parte dell’infanzia. Un dolore e uno schifo che non hanno redenzione, perché quando l’inizio della vita coincide con la sua fine non c’è tempo e possibilità di riscatto. Questa catena di racconti, che è un romanzo crudo sulle ingiustizie e le atrocità di cui sono capaci gli adulti, è una sfida radicale al lettore: lo stile di Malacrianza – una musica insieme mobile e ferma – non concede nulla, non cerca complicità o consolazione, non conosce mezze misure e furbizie. Ci porta in una terra estrema (tra fogne, periferie degradate e favelas), per affrontare la battaglia ultima con il dubbio tardivo che doveva essere la prima.
Paolo Di Stefano 

Greco non si compiace della violenza e non si accontenta della denuncia. Lo affascina piuttosto l’aspetto mitico del ciclo di sofferenza e metamorfosi degli esseri umani. L’apparente paradosso di questo libro, così puntuale e preciso nel descrivere quegli abusi e soprusi (l’autore ha per anni lavorato in giro per il mondo con progetti di teatro di strada per l’infanzia), è che la registrazione impeccabile dei minimi dettagli allude sempre a un livello “altro”, dove tutte le storie non sono alla fine che un’unica Storia. L’intrecciarsi, il sovrapporsi e infine l’identificarsi dei diversi fili narrativi non può dunque che essere l’esito ultimo di un libro come questo. 
Gabriele Pedullà