Ulisse e il cappellaio cieco

Raffaele Bussi
Ulisse e il cappellaio cieco
Armando Editore

Proposto da
Antonio Augenti

«Ulisse, dopo il ritorno a Itaca, per sfuggire a quella che oramai è diventata una vita piatta e priva di stimoli che lo portino a nuove conoscenze, accetta l’invito, se non l’ordine, dell’Olimpo di rimettersi in mare per una nuova avventura. La missione riguarda la ricerca delle cause che da decenni affliggono le terre del Vecchio Continente. Minerva, corsa in aiuto del suo protetto, per assicurare buon esito all’impresa, gli affida quale compagno di viaggio un tale Varoufakis, venditore di cappelli, con l’emporio sul porto di Itaca. Cieco dalla nascita, il vecchio magicamente riacquista la vista grazie ad un berretto frigio che, indossato, gli consente non solo di leggere eventi del passato, ma di scontare anche il futuro, potendo contare del dono visionario dei profeti. Per portare a termine la ricerca, il re di Itaca deve sciogliere un enigma iniziale: l’approdo a tre città nuove. Neapolis sarà la prima, Cartagine la seconda, mentre l’indizio per scoprire la terza lo suggerisce Didone. Una narrazione surreale, dove Ulisse e il cappellaio incrociano personaggi dell’antichità, mentre riscoprono mali della contemporaneità, dalle migrazioni incontrollate con la perdita di vite umane nel Mediterraneo a causa delle guerre ancora in atto, a terreni ridotti a sversatoi immondi d’ogni sorta di putridume, fino al Grande mare, specchio d’acqua non più capace di riflettere trasparenze. Il terzo approdo è al di là delle colonne d’Ercole, suggerisce Didone su indicazioni del suo ammiragliato, una nuova terra dove ricercare la terza e ultima città nuova, non “la città promessa”, come suggerisce Varoufakis, “ma l’ignoto”. Ne risulta una scenografia surreale che richiama magistralmente la moderna cinematografia, nella quale spuntano persuasivi elementi che immettono la straordinaria novità del romanzo nella realtà dell’attuale divenire civile. Una narrazione intrigante e suggestiva che invita il lettore a riflettere sulla contemporaneità.»