«Il colore lo inventò la mitica Technicolor, uno stabilimento sulla Tiburtina, fra i primi della prima industrializzazione di Roma, un laboratorio quasi artigianale che colorò, rendendolo ancora più avvincente, il nuovo immaginario che aveva conquistato la mia generazione, quello prodotto dal cinema. Su Christian Raimo, che adulto diventa quando quella fascinazione stava già declinando, la Technicolor produce un effetto diverso. Perché uno degli artefici di quel miracolo era stato suo padre Raffaele, uscito presto dalla scena della sua vita, ma la cui memoriae lo spinge adesso sempre più spesso a ricercarne le tracce. L’esperienza di Christian è stata diversa, segnata da una militanza politica che si proponeva di trasfigurare non soltanto l’intera società ma l’immaginario dei nostri desideri e dei nostri sogni, e che ora, nel tempo in cui tutto è rimesso in discussione, lo porta dentro l’intimo della crisi, con tutte le sue contraddizioni e le sue incertezze, ma anche le scoperte. Un buio doloroso, ma anche molto “colorato”. L’invenzione del colore è un romanzo che parla di amore, di malattia, di lotte, di lavoro, di famiglia, di cinema, di scuola, di Dio. Ne parla pensando a quello che abbiamo perduto: la capacità di trovare nell’intelligenza collettiva della “classe operaia più colta e intelligente del mondo” un’ispirazione per trasfigurare non soltanto l’intera società ma l’immaginario dei nostri desideri e dei nostri sogni. Ne emerge un testo pieno di interrogativi che il narratore fa a sé stesso e al mondo, da cui è difficile non rimaner coinvolti.»