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Eraldo Affinati

immagine per Eraldo Affinati In concorso con:
2016: L’uomo del futuro, Mondadori

Eraldo Affinati è nato a Roma nel 1956. Tra i suoi ultimi libri: La Città dei Ragazzi (Mondadori, 2008), Berlin (Rizzoli, 2009), Peregrin d’amore. Sotto il cielo degli scrittori d’Italia (Mondadori, 2010), L’11 settembre di Eddy il ribelle (Gallucci, 2011), Elogio del ripetente (Mondadori, 2013), Vita di vita(Mondadori, 2014). Ha curato l’edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern, Storie dall’Altipiano, nei Meridiani Mondadori (2003). È autore, insieme alla moglie Anna Luce Lenzi, di Italiani anche noi. Corso di italiano per stranieri. Il libro della scuola Penny Wirton (Il Margine vol. 1, 2011, vol. 2, 2015).

Intervista all’autore

 Ricorda qual è stato il primo libro che ha letto?

 Credo fosse Il giro del mondo in ottanta giorni in una riduzione per ragazzi. O potrebbe anche essere stato Robinson Crusoe, se non addirittura Moby Dick, sempre in versione ridotta. La prima vera opera integrale, I quarantanove racconti di Ernest Hemingway, la sottrassi a un parente perché a casa mia non c’erano libri.

Ci sono scrittori con cui sente di essere in debito?

Tutti quelli che ho letto e continuo a leggere, quindi la lista sarebbe infinita. In primis Silvio D’Arzo, su cui mi sono laureato e al quale ho dedicato la Penny Wirton, una scuola di italiano per immigrati.

Ci racconti in breve una sua giornata tipo di quando scrive.

Prima viaggio, poi scrivo. Lavoro soprattutto di pomeriggio a fasi alterne. Ci sono giornate intense, quando posso comporre anche dieci cartelle. E altre in cui mi rilasso andando a correre a piedi oppure in moto.

Cosa le piace del suo lavoro di scrittore e cosa non le piace? 

La solitudine dello scrittore: un tempo mi piaceva perché rispecchiava la mia natura introversa. Oggi mi emoziono quando leggo una frase di Don Lorenzo Milani: “Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo”.

Qual è stata la molla che l’ha spinta a scrivere il suo ultimo libro?

La letteratura che si alimenta soltanto su sé stessa è come una pianta senza acqua, destinata ad atrofizzarsi. Vorrei che anche le nuove generazioni potessero conoscere il priore di Barbiana.