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Vittorio Sermonti

immagine per Vittorio Sermonti In concorso con:
2016: Se avessero, Garzanti

Vittorio Sermonti è nato a Roma nel 1929. Freelance ostinatissimo, nelle vesti più disparate – narratore, saggista, traduttore, regista di radio e tv, giornalista, docente di Italiano-Latino al liceo Tasso di Roma e di tecnica del verso teatrale all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, consulente CEE, poeta e lettore di poesia -si occupa da sempre del rapporto fra la scrittura e la voce. Tra il 1987 e il 1992 ha registrato per Raitre l’intera Commedia introdotta da cento racconti critici. Tra il 1995 e il 1997 ne ha replicato la lettura nella basilica di San Francesco a Ravenna. Fra il 2009 e il 2010 ha registrato per la versione definitiva dei cento commenti-racconto e delle cento letture della Commedia di Dante, dei dodici libri dell’Eneide e di 14 «racconti verdiani». Se avessero è il suo primo romanzo.

Intervista all’autore

Ricorda qual è stato il primo libro che ha letto?

No. Ricordo il primo che ricordi, e penso siano proprio Le due tigri di Emilio Salgari.

Ci sono scrittori con cui sente di essere in debito?

Francamente moltissimi, da Dante a Gadda, da Dostoevskij a Kafka.

Ci racconti in breve una sua giornata tipo di quando scrive.

In genere comincio a scrivere in dormiveglia, e mi appunto qualche periodo su un apposito post-it senza accendere la luce. Quando mi alzo, assolte le mie pratiche igieniche, mi applico a decifrare quello che ho scritto al buio. Spesso invano. Ma intanto ho cominciato a scrivere, e c’è caso che continui per mezza giornata. Poi basta comunque, perché comunque scrivo poco.

Cosa le piace del suo lavoro di scrittore e cosa non le piace?

Mi piace quando ho la sensazione di riuscire a combinare precisione e spudoratezza. Quando non ci riesco, rimpiango di non essermi applicato alla stupenda astrofisica.

Qual è stata la molla che l’ha spinta a scrivere il suo ultimo libro?

A essere onesti, una ragnatela di nessi mentali (immagini, idee, ricordi), che mi si è attivata su una spiaggetta greca leggendo quel capolavoro assoluto che è Vita e Destino di Vasilij Grossman.