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Ricorda qual è stato il primo libro che ha letto?
No. Ricordo il primo che ricordi, e penso siano proprio Le due tigri di Emilio Salgari.
Ci sono scrittori con cui sente di essere in debito?
Francamente moltissimi, da Dante a Gadda, da Dostoevskij a Kafka.
Ci racconti in breve una sua giornata tipo di quando scrive.
In genere comincio a scrivere in dormiveglia, e mi appunto qualche periodo su un apposito post-it senza accendere la luce. Quando mi alzo, assolte le mie pratiche igieniche, mi applico a decifrare quello che ho scritto al buio. Spesso invano. Ma intanto ho cominciato a scrivere, e c’è caso che continui per mezza giornata. Poi basta comunque, perché comunque scrivo poco.
Cosa le piace del suo lavoro di scrittore e cosa non le piace?
Mi piace quando ho la sensazione di riuscire a combinare precisione e spudoratezza. Quando non ci riesco, rimpiango di non essermi applicato alla stupenda astrofisica.
Qual è stata la molla che l’ha spinta a scrivere il suo ultimo libro?
A essere onesti, una ragnatela di nessi mentali (immagini, idee, ricordi), che mi si è attivata su una spiaggetta greca leggendo quel capolavoro assoluto che è Vita e Destino di Vasilij Grossman.
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