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Ricorda qual è stato il primo libro che ha letto?
E come faccio a ricordarmelo? Tra i primi ce n’è sicuramente uno che s’intitolava Pirati, corsari e filibustieri. Ho nella memoria le sue nitide illustrazioni. Immagini splendide aveva anche l’enciclopedia per ragazzi Il mio amico, edita da Garzanti, specie il primo volume, Miti, leggende e fiabe. Quei disegnatori erano dei veri artisti. E le riduzioni, poniamo, dei Nibelunghi o del Mahabharata, o dei miti greci, erano perfette, fedelissime.
Ci sono scrittori con cui sente di essere in debito?
La lista sarebbe lunga. Proprio per questo, peraltro, non ho uno scrittore-mito, uno scrittore-guida. Ho rubato da quasi tutti quelli buoni che ho letto. E parecchio anche dai meno buoni.
Ci racconti in breve una sua giornata tipo di quando scrive.
Potrei disegnare di una giornata ideale, che consiste nello svegliarsi, scendere a mare, nuotare per un’ora, tornare a casa, scrivere interrompendosi solo per bere caffè o vino bianco, mangiare e sdraiarsi sul letto, con la mia bella, ogni tanto. Poi al tramonto tornare in acqua. Purtroppo di giornate così in un anno ce ne saranno cinque o sei.
Cosa le piace del suo lavoro di scrittore e cosa non le piace?
Mi piace l’esitazione, l’oscillazione che si spalanca andando a capo. Le possibilità aperte nella formulazione della frase successiva. Non mi piace quello che ho scritto quando lo rileggo.
Qual è stata la molla che l’ha spinta a scrivere il suo ultimo libro?
Una miscela di calma, risentimento, ardore, malinconia e curiosità. Con in più la sensazione, netta, che mi toccasse farlo.
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