Sin dalla nascita il Premio Strega è stato indice dei gusti letterari degli italiani. I libri premiati dal 1947 a oggi raccontano il nostro Paese documentandone la lingua, i cambiamenti, le tradizioni.
I libri proposti dagli Amici della domenica

proposto da:
Gian Arturo Ferrari
«Con la levità crudele del suo maestro Alberto Arbasino, Michele Masneri ha dipinto un hortus conclusus sulla riva del Tirreno laziale – il Paradiso del titolo, appunto – abitato da una fauna umana eterogenea ma accumunata da una decisa propensione all’insensatezza e al disfacimento.
In questa sorta di presepe capovolto, microcosmo in cui si rispecchia se non il mondo almeno la mondanità contemporanea, viene a capitare un estraneo, il giovane giornalista, ingenuo e sprovveduto, che funge da protagonista. Eppure sarà proprio lui, l’estraneo, a restare prigioniero di questo luogo magico e della sua rovina. Dato che dal Paradiso, che forse è l’Inferno, non si può uscire.»

proposto da:
Nicola Bottiglieri
«Esiste un libro che non ha inizio né fine? Un libro formato da una pagina in bianco e una stampata ripetute per 363 volte? Un libro per metà scritto dall’autore e per metà dal lettore, il quale potrà usare il foglio pulito per continuare la storia. Se impiega la penna o l’immaginazione dipenderà solo da lui. Un romanzo così particolar potrà essere letto aprendo le pagine a casaccio, poi uno decide se continuare la lettura a scendere o a salire.
A questo punto viene da chiedersi di quali materiali è fatto questo romanzo che tanto deve alla “rapidità” delle Lezioni americane di Calvino.
È composto di 178 storie a grandezza variabile oscillante fra le 11 e le 30 parole, le quali pur nella loro stringata bellezza liberano una formidabile energia. Se volessi sintetizzare con una immagine la natura di questo romanzo, penserei a un mosaico che esplode, dove ogni tessera corre verso un proprio orizzonte. Inseguire i frammenti che volano, accompagnarli verso quel luogo dell’immaginario dove risiedono tutte le storie che nessuno ha mai raccontato, questo è il compito dello scrittore nel mondo liquido in cui viviamo.»

proposto da:
Lorenza Foschini
«Settant’anni di vita, raccontati come fossero l’attraversamento di tre secoli con i mutamenti epocali che dall’Ottocento al nuovo millennio si sono succeduti. L’autore riavvolge in modo del tutto originale il proprio percorso interiore – ma profondamente immerso nella realtà – senza mai ricorrere al flusso di coscienza, ma con lo stile del grande narratore di storie. Un libro che gioca dunque con il memoir e con l’autobiografia, ma che in realtà è un romanzo, il romanzo della formazione “permanente” di un uomo dolcemente libero. Sembra di sentire Paul Auster quando dice: “I miei libri biografici non sono autobiografie, non è tanto la storia mia che mi interessa, ma usare le mie esperienze per pormi delle domande sul mondo”.»

proposto da:
Laura Bosio
«Leggo Valerio Aiolli da quando l’ho scoperto in Nero ananas, dove si è immerso nella nebbia lasciata dalla strage di Piazza Fontana, come se la nuvola di quell’esplosione non si fosse mai diradata del tutto, ricostruendo vicende e sentimenti dal 1969 a quel 1973, anni incandescenti della storia d’Italia che ne hanno cambiato il volto.
L’ho seguito poi in Radio Magia al fianco dei suoi ragazzi, quattro adolescenti che crescono nel pieno degli anni Settanta, in un contesto storico complesso, segnato da profonde trasformazioni dell’ecosistema mediatico.
E ho ritrovato felicemente la sua stessa voce chiara, l’ostinazione nel non indietreggiare davanti alle contraddizioni, ai dubbi, ai misteri del nostro paese in questo Portofino blues, che si addentra in un’altra indagine senza soluzione né pace come la scomparsa, nel 2001, della contessa Francesca Vacca Agusta, precipitata in mare dalla sua villa a Portofino. Un puzzle dove sembra mancare sempre qualche tassello per completarlo, fra amori e risentimenti, jet set internazionale e droghe, immensi flussi di denaro e ambigui amici, nei quali leggiamo, attraverso dichiarazioni, articoli di giornale e racconti a cuore aperto dei protagonisti, la vita di una donna ricchissima e controversa, alla fine prigioniera del proprio mondo, e insieme la storia industriale e politica che abbiamo vissuto nel periodo tra Craxi, Tangentopoli e Berlusconi.
Le pagine di Aiolli hanno ogni volta qualcosa di insolito e per me coinvolgente: ad attirarmi credo siano la precisione dei suoi meccanismi narrativi e l’implacabile scavo interiore dei personaggi, spesso con raffinata ironia, la luce nuova sulla realtà, sugli attori, sui costumi, sulla nostra società in cerca di risposte e senso.»

proposto da:
Sergio Santoro
«Il romanzo, ambientato a Roma, nel narrare episodi centrati sull’intimità nascosta dei personaggi abitanti in un condominio, tende a trasformare il quotidiano in uno specchio delle anime. In una sola giornata, descrive una tessitura di vite intrecciate dal filo invisibile di circostanze ed episodi comuni, sotto lo sguardo attento di Leopoldo, l’amministratore del palazzo. Personaggio contraddittorio e complesso, Leopoldo si trasforma in un catalizzatore di storie, riflettendo su di esse il proprio passato tormentato e la lotta interiore con la propria esistenza.
Attraverso la narrazione introspettiva delle esistenze che si alternano nella scena, il romanzo esplora le piccole grandi tragedie umane con umorismo che riprende inconsapevolmente la vita vissuta e le riflessioni maturate nei corridoi del potere. Gli “intermezzi” del romanzo offrono al lettore l’occasione di riflettere sui pilastri dell’esistenza, mentre le vicende personali, narrate con il pathos delle pièces teatrali, enfatizzano la drammaticità delle scelte quotidiane.
Procaccini riprende la vasta esperienza maturata al vertice della carriera prefettizia e nella Polizia di Stato e la sua innata capacità di leggere l’animo umano, per esprimere una narrazione che cattura e sfida, invitando il lettore a guardare oltre la superficie delle “porte di vetro”. Porte di vetro non è solo una finestra sulle vite dei protagonisti del romanzo, ma un invito e un’occasione per riflettere sulla propria esistenza.»

proposto da:
Silvana Cirillo
«Attilio Piovano, docente di musica e critico musicale è anche un valido scrittore e non solo in qualità di saggista. Il Tatuaggio della farfalla, infatti, è un romanzo con tutte le carte in regola, capace di incatenare il lettore con la sua struttura tradizionale a forti sfumature di noir: un plot intrigante, un intreccio ben architettato, penetrazione attenta nei caratteri e negli umori delle due protagoniste, dialoghi intelligenti, mano sicura e leggera nel condurre il racconto con una scrittura vivace ed elegante assieme. Si narra del rapporto complicato e altalenante di due giovani donne veneziane, una fotografa affermata, l’altra decoratrice di azulejas trasferitasi a Lisbona, che si incontrano in una galleria d’arte a Venezia e si muovono tra le due città, fra momenti idilliaci e tensioni, attrazione e sconcerto, e svariati colpi di scena. L’autore si orienta perfettamente tra le calli, gli anfratti, le isole veneziane, come nella psicologia e negli umori delle due protagoniste. Si respira amore per l’arte, per la musica, ma anche un senso di solitudine e sradicamento, un desiderio inappagato di affetto, che risale già all’infanzia e a un passato inquietante, e che accomuna le due giovani, nonostante caratteri, comportamenti e abitudini di vita assai diversi. Dunque un rapporto complesso e intrigante, ma anche conflittuale, ricco di “non detto” e puntellato di illuminazioni, che col tempo si fa più imprevedibile e contorto per sfociare, tra forme depressive e slanci amorosi, appuntamenti e abbandoni, in un drammatico finale a sorpresa.»
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I libri vincitori dell’edizione 2024
NARRATIVA ITALIANA
GIOVANI