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Prenditi cura di me

immagine per Prenditi cura di me Autore: Francesco Recami 
Titolo: Prenditi cura di me
Editore: Sellerio

Presentato da Concita De Gregorio, Salvatore Silvano Nigro

Stefano ha quarant’anni. Non ha figli e la moglie lo ha lasciato. E dopo due attività messe in piedi con amici e presto fallite, si ritrova a fare il trasportatore. Pieno di debiti. Capace soltanto di inconsistenti fantasie, brevi come uno spot pubblicitario. Per anni, suo obiettivo è stato impadronirsi del gruzzolo depositato sul conto bancario della madre: per raggiungerlo non ha risparmiato bassezze (perfino una finta gravidanza della moglie). Ma l’anziana signora non ha mai ceduto. È una donna anziana e nel suo rapporto con il figlio si riflette tutta l’ansia solitaria di chi è maggioranza anagrafica ed è nel contempo fuori posto nella società italiana che affida a badanti la vecchiaia. La partita crudele tra i due sembra risolversi quando la madre ha un ictus. Una morte sospesa che però di partita ne apre un’altra: ora è Stefano che deve prendersi cura della madre, e questa responsabilità lo tramortisce. C’è da affrontare l’inferno dell’insensatezza delle strutture sanitarie, della solidarietà ambigua, di un futuro caotico e congestionato come il traffico della città, che per Stefano nel suo furgone è incubo quotidiano.

Per la storia che narra: una madre anziana e un figlio quarantenne, le origini contadine di lei chiuse nel chiuso di una città ostile, l’inconsistente orizzonte di lui trasportatore a partita Iva, videogiochi e bugie. Una convivenza sordomuta, spalla a spalla, cementata dal reciproco bisogno materiale. Le sorprese che il bisogno riserva, quando come spesso accade muta di segno. Per il modo in cui la narra: senza compiacimento né retorica, senza giudizio. Un’osservazione della realtà come di chi osservi un virus sul vetrino, e annoti con precisione i movimenti. Per la capacità di trasformare una scheggia di vita quotidiana nella parabola del tempo che viviamo. Imprigionato nella difesa del quasi nulla di ciascuno, assente persino dal novero delle cose possibili un bagliore di impensabile felicità.
Concita De Gregorio 

Il romanzo di Francesco Recami conferma l’originalità di uno scrittore che sa usare la penna come un bisturi, per tagliare dentro la normale assurdità di una quotidianità anonima e sciatta. Lo stile di Recami è interamente lama. Non ha manico. Taglia con precisione sconcertante. Non prevede remissione. E incide anche il lettore. Il pessimismo senza riscatto del romanzo, non lascia che il lettore (affascinato e ferito dalla freddezza della lama, e avvitato dentro la spirale della vicenda) trovi conforto e si ripari in un finale che sia una frase di chiusura. Con Prenditi cura di me, Francesco Recami costruisce un romanzo che dissimula i labirinti e fa credere che i pantani siano di acque trasparenti. È un’illusione ottica, frutto di una maturità che fa di Recami uno degli scrittori più interessanti di questa stagione letteraria.
Salvatore Silvano Nigro